POZZA: «L'ABOLIZIONE DEL FRECCIAROSSA VENEZIA-ROMA E' UNO SCHIAFFO AL VENETO CHE LAVORA. E DICO NO ALLE LIMITAZIONI AL TRAFFICO SUL BRENNERO»

del 14.03.2019

Il Presidente di Unioncamere del Veneto sul tema delle infrastrutture

Dopo l’intervista al professor Dughiero e l’intervento di Sergio Gelain, presidente di Interporto Padova, Confapi Padova ha interpellato anche Mario Pozza, Presidente di Unioncamere del Veneto, sul tema delle infrastrutture: «Occorre trovare quel punto di equilibrio tra salvaguardia dell'ambiente e sviluppo economico-commerciale che non si raggiunge con i divieti, bensì puntando sull’innovazione. E sull’abolizione del treno diretto Venezia-Roma dico che non sembra questo il segnale del pieno favore della clientela di cui la nota di Ferrovie si fregia».

È stato proprio Pozza, d’altra parte, a sollevare con più forza di tutti cosa comporta l’abolizione del Frecciarossa, che in meno di tre ore consentiva di raggiungere la capitale dal Veneto. Da qui partono le sue considerazioni.

«Quel treno, apprendiamo, è stato soppresso per motivi di “diseconomicità”. Senza polemica, rileviamo che per il ripristino di quel treno si sono mobilitati tutte le categorie economiche, i sindacati, i consumatori, gli ordini professionali, le istituzioni, i sindaci della città, gli uomini d’affari i parlamentari della Repubblica appartenenti a diversi schieramenti, gli opinion leader della Regione. Sbaglieremo, ma non sembra questo il segnale di quel pieno favore della clientela di cui la nota di Ferrovie si fregia.

In merito alle economicità, non ci pare che il pulpito di Ferrovie sia proprio quello più adatto per parlarne a ragion veduta, tanto meno al popolo delle 560 mila imprese che ogni giorno producono economia reale e non assistita. Ricordiamo che l’incontro già fissato con Trenitalia è saltato per inopinati “motivi personali” della dirigenza di Ferrovie. Noi siamo pronti a sedere in qualsiasi momento attorno a un tavolo serio e fondato su numeri che vengano dichiarati in un sereno clima di trasparenza, mettendo da subito a disposizione di Ferrovie il nostro ufficio studi e le proposte che nel frattempo abbiamo studiato per aiutare le economie di Ferrovie dello Stato».

Sempre sul tema delle infrastrutture, Pozza evidenzia i Rischi per l’economia dalle limitazioni al traffico sull’asse del Brennero. «Siamo fortemente critici rispetto a qualsiasi forma di divieto che limiti la libera circolazione delle merci nell’Ue, in aperta violazione dei trattati internazionali. Allo stesso tempo è aperta alla discussione e pronta ad avanzare proposte in merito a misure di medio-periodo, anche legate alla modalità ferroviaria, da attuarsi nell’attesa del completamento della Galleria di Base del Brennero.

Salvaguardia ambientale e sviluppo delle relazioni economico-commerciali non sono tra loro incompatibili.

Siamo ben consapevoli dell’importanza e della fragilità della macroregione alpina, patrimonio dell’umanità da preservare, ma questo non deve limitare il principio di libero scambio delle merci. Se infatti, da una parte, per garantire la sostenibilità della macroregione e’ gia’ stabilito che “tutti” – operatori locali ed operatori stranieri - debbano contribuire secondo il principio del “chi inquina paga”, dall’altra, non è accettabile che si venga messi di fronte a decisioni unilaterali, prive di ampio consenso in merito all’intensità ed alla congruità delle misure, alla ratio della loro applicazione e, soprattutto, alla valutazione dell’efficacia degli interventi compensativi.

La salvaguardia dell’ambiente è infatti non è soltanto una priorità per entrambi i versanti dell’arco alpino, ma anche per territori contigui quali la pianura Padana. Per questo motivo, – nell’ambito dell’iniziativa assunta dal Sistema Camerale lungo l’asse del Brennero – pur rigettando la politica dei divieti senza alternative, confermo la disponibilità a trovare un punto di equilibrio tra la salvaguardia dell’ambiente e lo sviluppo delle relazioni economico-commerciali.

Questo obiettivo non si raggiunge con i divieti, che non diminuiscono i trasporti ma li rendono meno efficienti producendo costi e inquinamento aggiuntivi, bensì puntando sull’innovazione.

Il trasporto merci pesante attraverso il Brennero – come qualsiasi altro collegamento che coinvolga paesi appartenenti alla UE - non può accettare «soluzioni unilaterali» che impongano divieti, ma esclusivamente interventi e proposte finalizzate ad una movimentazione economicamente sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Si tratta di una questione fondamentale per il trasporto su strada italiano, visto che il 70% dell’interscambio commerciale del nostro Paese passa attraverso le Alpi e il Brennero è fondamentale per le esportazioni verso i mercati del Centro e del Nord Europa.

Lungo il Brennero l’alternativa ferroviaria, efficace e performante, sarà attiva solo tra 10 anni. Fino ad allora, i flussi commerciali devono poter scegliere le modalità di trasporto migliori senza alcun vincolo unilaterale. Se l’adeguamento dell’infrastruttura ferroviaria richiede tempi lunghi di realizzazione, le concomitanti politiche di contrasto all’uso della modalità stradale devono tener conto dell’oggettiva limitazione di offerta della principale modalità alternativa al trasporto terrestre.

La soluzione deve quindi necessariamente passare dalla ricerca ed attuazione di una politica dei trasporti attraverso l’arco alpino il più possibile condivisa, che bilanci le istanze ambientali con le ragioni dell’economia».

 

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

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