CRISI DI GOVERNO, CHE NE SARÀ DEI 220 PROVVEDIMENTI ATTUATIVI CHE MANCANO?

del 21.08.2019

CRISI DI GOVERNO, CHE NE SARÀ DEI 220 
PROVVEDIMENTI ATTUATIVI CHE MANCANO?
Da Fabbrica Padova l’elenco delle misure rimaste in sospeso:
i danni maggiori dalla mancata approvazione del decreto imprese e scuola
I conti so o presto fatti. Gli 11 provvedimenti varati negli oltre 14 mesi del Governo Conte - dal Dl dignità fino al decreto crescita e al decreto sicurezza bis, passando per la manovra 2019, quota 100 e reddito di cittadinanza – come ha evidenziato di recente Il Sole 24 ore richiedono 290 decreti per rendere pienamente operativo l’impianto normativo. Di questi, ne sono arrivati al traguardo 70 (il 24,1 per cento, quasi uno su quattro). Ne mancano all’appello ancora 220, di cui 81 già scaduti.
In altre parole, la fine del governo Conte rischia di lasciare nel limbo una serie di provvedimenti che hanno appena visto la luce, mentre altri - che hanno avuto la possibilità di esprimere i loro primi effetti - potrebbero avere vita breve. Come già avvenuto per gli esecutivi passati,il provvedimento che si porta dietro più decreti attuativi da varare è la legge di Bilancio. Quella licenziata a fine 2018 dal Governo Conte ne prevede 111, di cui appena il 31,5% ha ricevuto il via libera. Mancano all’appello ancora 76 atti, di cui 36 scaduti. 
Sono migliaia le persone messe in difficoltà dalla mancata approvazione del decreto imprese. Se il taglio dei parlamentari rimane appeso all'ultimo voto, rischia di rimanere senza futuro il contratto dei rider che da tanto tempo attendono norme che consentano di avere un’assicurazione e una pensione. In bilico pure la questione Alitalia, possibile nuovo terreno di scontro elettorale. Entro il 15 settembre deve essere presentato il piano di rilancio da parte della cordata guidata da Fs. Ma il piano è subordinato alla garanzia del 15% del capitale da parte del Tesoro. Col fiato sospeso ci sono i quasi 12 mila dipendenti della compagnia. A temere sono anche i lavoratori di Mps e Carige. 
Senza la pubblicazione del decreto scuola non si perfezionerebbe poi l’assunzione a tempo indeterminato di 53.627 unità di personale docente, 2.117 dirigenti scolastici, 7.646 unità di personale Ata e 355 unità di personale educativo. Per loro era prevista la stabilizzazione e il passaggio al contratto a tempo indeterminato dopo anni di precariato.
I tavoli di crisi aperti al Mise sono 159. Secondo i calcoli della Fiom, a essere coinvolti sono tra i 200 e i 280 mila lavoratori, di cui 46mila in attesa di una qualche forma di intervento pubblico. In bilico ci sono anche i 1.800 posti di lavoro dell’ex Mercatone Uno. Stesso discorso per la Whirlpool di Napoli, dove lavorano 430 persone, e per l’acciaieria di Piombino.
Ufficio Stampa Confapi Padova
stampa@confapi.padova.it

Da Fabbrica Padova l’elenco delle misure rimaste in sospeso: i danni maggiori dalla mancata approvazione del decreto imprese e scuola

I conti sono presto fatti. Gli 11 provvedimenti varati nei circa 14 mesi di vita del governo Conte - dal Dl dignità fino al decreto crescita e al decreto sicurezza bis - come ha evidenziato di recente Il Sole 24 ore richiedono 290 decreti per rendere pienamente operativo l’impianto normativo. Di questi, ne sono arrivati a compimento 70 (per gli amanti delle statistiche, il 24,1%). Ne mancano ancora 220, di cui 81 già scaduti.

In altre parole, la fine del governo Conte rischia di lasciare nel limbo una serie di provvedimenti che hanno appena visto la luce, mentre altri - che hanno avuto la possibilità di esprimere i loro primi effetti - potrebbero avere vita breve. Come già avvenuto per gli esecutivi passati,il provvedimento che si porta dietro più decreti attuativi da varare è la legge di Bilancio. Quella licenziata a fine 2018 ne prevede 111, di cui appena il 31,5% ha ricevuto il via libera. Mancano all’appello ancora 76 atti, di cui 36 scaduti. 

Sono migliaia le persone messe in difficoltà dalla mancata approvazione del decreto imprese. Se il taglio dei parlamentari rimane appeso all'ultimo voto, rischia di rimanere senza futuro il contratto dei rider che da tanto tempo attendono norme che consentano di avere un’assicurazione e una pensione. In bilico pure la questione Alitalia, possibile nuovo terreno di scontro elettorale. Entro il 15 settembre deve essere presentato il piano di rilancio da parte della cordata guidata da Fs. Ma il piano è subordinato alla garanzia del 15% del capitale da parte del Tesoro. Col fiato sospeso ci sono i quasi 12 mila dipendenti della compagnia. A temere sono anche i lavoratori di Mps e Carige.

I tavoli di crisi aperti al Mise sono 159. Secondo i calcoli della Fiom, a essere coinvolti sono tra i 200 e i 280 mila lavoratori, di cui 46mila in attesa di una qualche forma di intervento pubblico. In bilico ci sono anche i 1.800 posti di lavoro dell’ex Mercatone Uno. Stesso discorso per la Whirlpool di Napoli, dove lavorano 430 persone, e per l’acciaieria di Piombino.

Senza la pubblicazione del decreto scuola non si perfezionerebbe poi l’assunzione a tempo indeterminato di 53.627 unità di personale docente, 2.117 dirigenti scolastici, 7.646 unità di personale Ata e 355 unità di personale educativo. Per loro era prevista la stabilizzazione e il passaggio al contratto a tempo indeterminato dopo anni di precariato.

Riflettori puntati anche al reddito di cittadinanza che, va precisato, è una misura provvisoria e quindi rischia di scomparire. Stesso destino potrebbe fare anche quota 100, una modifica 'sperimentale' alla legge Fornero che, per poter essere utilizzata anche in futuro dagli aspiranti pensionati, ha bisogno di essere confermata.

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