DALLA SANITA' ALL'INDUSTRIA DEL VINO: LA STORIA ANOMALA E VINCENTE DI MASSIMO MARCON

del 14.07.2020

«Ecco come abbiamo raddoppiato il fatturato di I-Tech e rilanciato Cadalpe»

Salute e vino. È perlomeno insolito il percorso imprenditoriale intrapreso da Massimo Marcon, Presidente del Consiglio di amministrazione di I-Tech Medical Division - tra i principali attori del settore medicale in Italia e leader mondiale nella produzione di dispositivi per la magnetoterapia - ma anche Ceo di Cadalpe, che si occupa di impianti per l’industria enologica. In questa intervista racconta come riesce ad abbinare due mondi così diversi. E a far crescere le due aziende.

I-Tech opera nel settore medicale, per cui, prima di guardare avanti, è inevitabile soffermarsi su come avete vissuto l’epidemia Covid.

«Nei primi giorni è stata un’esperienza drammatica. Tra fine febbraio e inizio marzo la situazione era di incertezza assoluta. Quando si è iniziato a prospettare il lockdown che avrebbe bloccato tutto, ci chiedevamo tutti cosa sarebbe successo alle commesse in corso e alle forniture. I clienti erano disorientati, gli ordini a rischio. In altre parole lo era l’azienda stessa. Ricordo che quel venerdì sera sono tornato a casa arrabbiatissimo, ma già la domenica assieme al mio socio Matteo Zennaro abbiamo deciso di reinventarci l’azienda, buttandoci a capofitto nella diagnostica leggera, con l’acquisto di saturimetri da dito e di termometri. Ricordo negli occhi dei nostri collaboratori un totale smarrimento, abbiamo mandato tutti in ferie per una settimana e poi li abbiamo richiamat. Alla fine siamo stati chiusi solo 3 giorni».

Fermiamoci subito. Voi avete anche donato un bel numero di questi strumenti.

«Sì, abbiamo donato 5.000 saturimetri da dito a ospedali, Regioni e associazioni di volontariato, e 250 termometri. E lo abbiamo fatto pubblicamente per stimolare le aziende, del settore e non, a farsi avanti».

Però quello, appunto, non era il vostro settore.

«Ora che si è esaurita l’onda emozionale legata al Covid siamo ritornati ai nostri dispositivi tradizionali. Ciò che è accaduto è stato uno choc straordinario che ci ha spinto a ripensare il nostro modello di business, ma siamo stati seguiti in modo altrettanto straordinario dai nostri collaboratori, compresi gli agenti della rete vendita a cui siamo riusciti a dare respiro».

E veniamo al 30 giugno.

«Sì, abbiamo chiuso il bilancio di metà anno eguagliando l’intero fatturato del 2019, pari a 6,2 milioni. In pratica, ci siamo riusciti mantenendo la stessa struttura, che oggi conta 2 amministratori e 21 dipendenti. Ovviamente c’è un po’ di marginalità in meno, essendoci convertiti su prodotti solo distribuiti, ma l’abbiamo raddoppiato».

Voi, però, avevate già in programma di allargarvi, già da prima che la pandemia obbligasse a ripensare tutto, è così?

«L’anno scorso abbiamo acquistato un terreno a Scorzè, vicino alla nostra sede attuale di Martellago, e stiamo per presentare il progetto per un capannone che prevede una zona di magazzino e stoccaggio, una di laboratorio e un’area educational. Tenete presente che noi seguiamo tutta la filiera, dall’idea del prodotto alla realizzazione del prototipo, dalla costruzione fisica dello stampo alla certificazione e all’immissione in commercio, sino all’informazione medica. Parliamo di dispositivi venduti in circa 3.000 punti vendita attraverso una rete di agenti affiancata da specialisti che presentano i prodotti. E questo perché la richiesta per la terapia a domicilio è in crescita, ma ovviamente serve la prescrizione del medico: ecco, noi andiamo dai medici a spiegare cosa può essere utile per ridurre il dolore e aumentare la mobilità del paziente. Lo facciamo in modo diverso da tutti gli altri perché siamo gli unici che producono, vendono e fanno informazione medica. Le altre aziende del settore in genere si occupano solo di due di questi tre punti. Questa premessa per dire che oggi come oggi nella nostra sede siamo stretti, dovevamo farlo. Come azienda continueremo a essere presenti nel settore terapeutico domiciliare ma amplieremo il nostro settore diagnostico, dalla misurazione della saturazione, all’ossigenazione e al battito cardiaco».

Il che comporterà anche nuove assunzioni.

«È previsto un piano di assunzioni da qui al giugno del 2021, data di ingresso nel nostro capannone di una decina di persone, a partire da una persona al marketing, due al magazzino, uno o due all’export e un ingegnere elettronico. Da 23 passeremo a 33».

Curiosando nel suo profilo Linkedin però non c’è solo I-Tech. Lei è anche Ceo di Cadalpe. Come nasce il coinvolgimento nell’enologia?

«Sono nato in campagna, sulla riva sinistra del Piave, il mio bisnonno possedeva 100 campi, l’equivalente di 50 ettari, sono cresciuto tra i filari. Mia moglie, oltre a essere sommelier e degustatore ufficiale, lavorava già in Cadalpe, azienda che produce impianti di enologia per produrre vino, birra e distillazione. Diciamo che lei mi ha trasmesso ulteriore passione. L’azienda è stata messa in vendita alcuni anni fa, una prima scalata da parte di investitori russi è saltata, un paio di anni dopo se ne è riparlato e lei mi ha proposto di farmi avanti. Mi ci sono fatto trascinare dentro - sorride. Cadalpe conta una cinquantina di dipendenti e ha la sua sede a Vazzola, vicino a Conegliano. Un’avventura bella e impegnativa, perché I-Tech sta crescendo e Cadalpe non stava attraversando un periodo floridissimo e ha richiesto tante energie e progetti nuovi per rilanciarla. Sono amministratore da marzo 2019».

Ed è, per ora, l’ultimo passaggio di un percorso iniziato a suo tempo con Prima srl.

«I-Tech Medical Division nasce come IACER srl, proprietaria del marchio. E IACER nasce nel 1963 come Sas, poi nel ’69 diventa Srl, non a caso nel 2019 abbiamo festeggiato i cinquant’anni: è l’acronimo di Impianti Aria Condizionata E Riscaldamento. Fondata da Mario Caprara, si è poi occupata di telefona mobile con i primi apparecchi dell’epoca. Per quanto mi riguarda, io avevo un’azienda, appunto Prima srl, che produceva elettrostimolatori: IACER aveva iniziato a metterli in commercio nella grande distribuzione, nei circuiti di Mediaworld, Trony e Sme. Nel 2004 io ho avuto dissidi con i miei soci di allora, l’ho chiusa e sono entrato in IACER, con Mario che mi ha proposto di ricostruirla e riavviarla all’interno della sua società. Nel 2018, infine, la compagine sociale ha assunto la sua attuale forma ed è guidata da me e Matteo Zennaro (nella foto Zennaro è a sinistra e Marcon a destra). Ecco, siamo partiti come ultima delle ultime aziende, col lavoro e l’impegno siamo diventati il primo produttore mondiale di magnetoterapia».

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

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