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ASSASSINATO IL GIORNALISTA PAVEL SHEREMET. DAVIDE D’ONOFRIO: «UCCISO PERCHÉ SCOMODO,COMBATTEVA PER UN FUTURO DIVERSO PER L'UCRAINA»

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Lo scorso maggio Sheremet, fatto saltare in aria con la sua auto a Kiev mercoledì 20 luglio, era stato fra i relatori del Master di alta formazione organizzato da Confapi e Federmanager. Il direttore di Confapi Padova Davide D’Onofrio: «Ci ha colpito l’entusiasmo e il trasporto con cui raccontava le vicende ucraine, il fervore con cui denunciava quanto accaduto nel Donbass e la speranza in un domani migliore che lo animava».

«E’ stato ucciso perché era un giornalista scomodo e molto noto, e lo hanno fatto nel modo più plateale possibile, come a voler lanciare un segnale. Noi lo ricordiamo per l’entusiasmo con cui con cui raccontava le vicende ucraine, il fervore con cui denunciava quanto accaduto nella guerra del Donbass e la speranza che lo animava. Non parlava dell’Ucraina con rassegnazione, ma con lo spirito di chi voglia far comprendere fatti e circostanze, convinto che le cose possano cambiare». Davide D’Onofrio, direttore di Confapi Padova, ricorda così il giornalista bielorusso Pavel Sheremet, ucciso mercoledì mattina nell’esplosione dell’auto su cui viaggiava nel centro di Kiev. Lo scorso 7 maggio Sheremet era stato fra i relatori del Master di alta formazione organizzato da Confapi e Federmanager al Chiostro di Monteortone e rivolto a imprenditori e dirigenti d’impresa. Assieme a lui erano intervenuti nell’occasione il Presidente della Camera di Commercio Nazionale ucraina Gennadiy Chyzhykov, Olena Prytula, editrice e redattrice capo del giornale “Ukrainska Pravda”, per il quale Sheremet lavorava, e il Console Onorario d’Ucraina in Italia Marco Toson.

Ieri mattina Sheremet è uscito di casa, salito sull’auto e, dopo appena qualche decina di metri, la macchina è saltata in aria, come riferisce l’“Ukrainska Pravda”. Il sito del popolare quotidiano, che raggiunge due milioni di utenti al giorno, precisa che la deflagrazione è avvenuta alle 7.45 all’angolo tra via Bogdan Khmelnitski e via Ivan Franko, non lontano dal teatro dell’Opera di Kiev. «La vicenda del suo attentato andrà chiarita, al momento i punti oscuri sono molti e la situazione ucraina è di per sé molto complessa. Oggi ricordo soprattutto il trasporto con cui Sheremet parlava di una dei paesi più promettenti e in rapido sviluppo, in pochi anni seriamente destabilizzato. Al centro dell’incontro di quel giorno c’erano la storia recente e le prospettive dell’economia ucraina e dell’interscambio con il Nord Est: i riflessi della guerra civile e della crisi valutaria sulle esportazioni delle imprese padovane e come invertire la tendenza negativa lasciata sul campo».

«Pavel ha sempre creduto nella verità e nella giustizia» afferma il Console Marco Toson, già membro di giunta di Confapi Padova. «L’Ucraina sta vivendo un profondo processo di trasformazione, in cui il desiderio di uscire da un vecchio sistema di stampo sovietico in cui regna la corruzione è davvero forte. Sheremet è stato vittima di questa trasformazione: con il suo animo sincero e onesto che lo portava a esprimersi liberamente ha infastidito qualcuno che rema contro il cambiamento e che non accetta il fatto che l’Ucraina sia pronta ad aprirsi a una nuova era. Oltre che un collaboratore, Pavel era un amico per me e la mia famiglia» continua Toson, «qualche tempo fa, ho avuto il piacere di averlo ospite in Italia assieme al Presidente della Camera di Commercio d’Ucraina Gennadiy Chyzhykov per pubblicizzare le possibilità di collaborazione tra Italia e Ucraina».

Il Console Marco Toson e Pavel Sheremet hanno fatto visita a un gran numero di aziende del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia per promuovere e integrare all’Ucraina quei settori di cui l’Italia va fiera: vino, gastronomia, moda. «Non prima di due settimane fa ho rincontrato Pavel a Kiev, dove abbiamo organizzato ancora una volta incontri con importanti aziende e imprenditori italiani e ucraini» conclude Toson. «La perdita di Pavel Sheremet va denunciata a persone che boicottano l’idea di integrazione tra Ucraina e Europa. Egli combatteva ogni giorno per dei giusti princìpi, ma la sua battaglia non è finita perché la sua morte resterà un simbolo per la lotta alla corruzione e a favore di un mondo onesto e giusto».

Nelle foto, da sinistra a destra, D’Onofrio, Chyzhykov e Sheremet al Master Confapi-Federmanager

Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova
stampa@confapi.padova.it

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