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GRUPPO INVESTITORI IMPRENDITORI AL LAVORO PER IL CLUB DEAL DI CONFAPI

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Le Pmi intercettano solo un quarto degli investimenti M&A, in un contesto in cui appena il 30% delle aziende familiari supera il primo passaggio generazionale e poco più del 10% arriva al terzo. Il Gruppo Investitori Confapi Padova ha avviato un percorso dedicato alla governance patrimoniale e alla valutazione di strumenti di investimento condiviso tra associati. Il presidente Trevisan: «Un club deal può rafforzare capitale, continuità e capacità negoziale delle nostre imprese».

 

Avviare un percorso strutturato per valutare la creazione di un club deal tra imprenditori associati, con l’obiettivo di mobilitare capitale di territorio, rafforzare la governance patrimoniale delle imprese e sostenere operazioni industriali orientate alla continuità e allo sviluppo. Il Gruppo Investitori di Confapi Padova si è ritrovato nella sede di Say Agency SpA a Cadoneghe - realtà associata che rappresenta essa stessa un esempio di aggregazione virtuosa, essendo nata dalla fusione tra due primarie aziende della comunicazione - per rispondere alla crescente esigenza delle PMI di dotarsi di strumenti condivisi, per affrontare in modo consapevole le sfide legate alla crescita, alla patrimonializzazione e alla gestione del capitale aziendale, in un contesto economico che richiede sempre più competenze finanziarie e capacità di visione.

I DATI

Il dibattito si inserisce in uno scenario caratterizzato da dinamiche complesse. Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni continua a mostrare una forte vitalità: nel 2025 sono state concluse oltre 1.400 operazioni per un valore superiore agli 85 miliardi di euro, con il private equity che ha movimentato 27,8 miliardi. Le PMI rappresentano oltre l’80% dei deal, ma intercettano solo il 26,6% del valore complessivo, pari a circa 22,6 miliardi. È un dato che evidenzia una partecipazione numericamente rilevante ma finanziariamente sbilanciata, con i grandi flussi che si concentrano sulle operazioni di dimensione medio-grande, mentre il lower middle market - dove si colloca la maggior parte delle imprese familiari del Nord-Est - resta caratterizzato da ticket più contenuti e da una minore presenza di investitori istituzionali.

A questa dinamica si aggiunge la fragilità strutturale del tessuto imprenditoriale italiano, composto per l’85-90% da imprese a controllo familiare. Circa il 30% presenta criticità legate alla continuità, con punte oltre il 35% nelle micro-imprese. Solo il 30% delle aziende familiari supera il primo passaggio generazionale e poco più del 10% arriva alla terza generazione. Nel Nord-Est, dove oltre il 40% delle PMI è guidato da imprenditori con più di 60 anni, il tema assume una dimensione sistemica. In questo quadro, strumenti di investimento condivisi e governance più strutturate diventano leve decisive per preservare valore, competitività e controllo.

«GOVERNANCE STRUTTURATA E CAPITALI DI TERRITORIO PER GARANTIRE CONTINUITÀ»

«Il dato più preoccupante non è solo demografico, è strategico», afferma il presidente di Confapi Padova, Marco Trevisan. «Se le PMI rappresentano oltre l’80% delle operazioni ma solo il 26,6% del valore investito, significa che partecipano al mercato senza intercettarne pienamente le risorse. Il mercato dei capitali e il private equity guardano quasi esclusivamente ad aziende di medie e grandi dimensioni. Le micro e piccole industrie manifatturiere restano ai margini. È proprio lì che servono nuove idee. È proprio lì che un’Associazione come la nostra può e deve muoversi». Trevisan sottolinea come nel Nord-Est la questione sia particolarmente rilevante: «Abbiamo una densità altissima di imprese familiari, spesso eccellenti sul piano industriale ma meno strutturate su quello patrimoniale. E quando il passaggio generazionale non è pianificato, il rischio è che l’operazione straordinaria diventi una necessità e non una scelta. Senza una distinzione chiara tra gestione e proprietà, senza pianificazione successoria e strumenti di governance adeguati, il rischio non è solo la perdita del controllo, ma la perdita di valore».

Il presidente evidenzia inoltre la necessità di un cambio culturale: «L’imprenditore deve evolvere, acquisire consapevolezza nella gestione del proprio patrimonio e distinguere tra ruolo operativo e responsabilità di azionista. Il nostro obiettivo è fornire strumenti e creare un contesto di confronto tra imprenditori che vogliono governare il proprio futuro, non subirlo. Aggregazioni, investimenti industriali e partecipazioni condivise possono trasformare un rischio in un’opportunità di crescita, proteggendo il patrimonio familiare e garantendo continuità industriale al territorio». La conclusione è netta: «La continuità non si improvvisa. Se non costruiamo oggi una cultura della governance e dell’investimento condiviso, domani molte imprese saranno costrette a vendere alle condizioni del mercato, invece di guidare il proprio futuro. Per il Nord-Est questa non è una questione privata: è una priorità economica territoriale. E come Associazione vogliamo assumerci la responsabilità di costruire strumenti concreti per affrontarla».

GLI ESPERTI

All’incontro sono intervenuti anche esperti di primo piano. Fabio Menon, consulente finanziario e fondatore di Archeide SCF, ha approfondito il tema della pianificazione patrimoniale dell’imprenditore, illustrando un metodo che integra l’analisi del patrimonio complessivo, dei flussi di reddito e degli obiettivi, con la valutazione degli aspetti fiscali, previdenziali e successori e con un monitoraggio costante. Renzo Berto, dottore commercialista, già revisore di Confapi e figura di riferimento nel mondo VeNetWork, ha portato la propria esperienza sulle operazioni straordinarie e sugli strumenti a supporto della crescita, soffermandosi in particolare sui benefici del club deal come modello esclusivo, collaborativo e orientato al valore, capace di dividere il rischio e moltiplicare le opportunità attraverso il coinvolgimento attivo degli investitori.

Il confronto è stato moderato dal direttore di Confapi Padova, Davide D’Onofrio, e da Matteo Rava, responsabile dell’Area fiscale dell’Associazione, che hanno guidato la discussione sull’integrazione tra dimensione patrimoniale e industriale nella gestione strategica delle imprese familiari. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione concreta per consolidare la consapevolezza degli imprenditori, favorire lo scambio di esperienze e gettare le basi per strumenti condivisi capaci di sostenere continuità, sviluppo e valore nelle imprese del territorio.

 

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

 

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