Tra incertezza globale e nuove opportunità, la visione di Confapi Padova per accompagnare le PMI nel 2026: in questa intervista, il presidente Marco Trevisan offre uno sguardo che va oltre l’emergenza, analizzando le prospettive future e l’evoluzione del ruolo dell'Associazione.
Il Presidente di Confapi Padova, Marco Trevisan, guarda al 2026 con cauto ottimismo, nonostante il contesto economico resti complesso. L’Associazione delle piccole e medie industrie, oggi sempre più influente nel dialogo tra imprese, politica e istituzioni, individua nel tessuto produttivo padovano e veneto segnali concreti di una possibile risalita. In questa intervista, Trevisan offre uno sguardo che va oltre l’emergenza, analizzando le prospettive future e l’evoluzione del ruolo di Confapi.
Presidente, il 2026 si apre ancora tra crisi geopolitiche, incertezze sui mercati e timori sui dazi americani. Che scenario dobbiamo aspettarci?
«Sappiamo che la situazione internazionale resta caratterizzata da incertezza e volatilità. Le tensioni geopolitiche continuano a rendere il commercio meno prevedibile e a comprimere le catene del valore. Per le PMI venete, fortemente integrate nelle filiere orientate all’export, questo significa maggiore difficoltà nella programmazione di ordini, flussi e investimenti.
Sul fronte dei dazi, il 2025 ha alternato misure protezionistiche e tentativi di accordo politico, creando uno scenario “a fasi” che incide sulle decisioni di medio periodo delle imprese. Detto questo, rispetto al passato noto un cambiamento di clima: oggi non siamo più in una crisi generalizzata, ma in una situazione a macchia di leopardo, con settori ancora in sofferenza e altri che mostrano segnali di ripresa sempre più evidenti».
I numeri macroeconomici parlano di una ripresa ancora timida. Come leggere questi dati?
«I dati confermano una fase fragile. La crescita del PIL italiano nel 2026 è stimata intorno allo 0,7%, mentre per il Veneto le previsioni si attestano su un +0,6%. La produzione industriale resta discontinua e anche l’export, tradizionale punto di forza del nostro territorio, oggi rappresenta un fattore di incertezza: tra i primi nove mesi del 2025 e lo stesso periodo del 2024, a livello regionale si registra una contrazione dello 0,6%.
Sono numeri che fotografano una situazione complessa, ma vanno letti insieme ad altri segnali: nei settori che seguo più da vicino vedo una ripresa dei flussi, portafogli ordini ancora irregolari ma in miglioramento, merce che ricomincia ad arrivare. Per questo credo che il 2026 possa rappresentare un anno di svolta».
Ci sono comparti che invece continuano a soffrire?
«Sì, in particolare l’automotive. Nel 2026 il settore rischia contraccolpi molto pesanti e non si tratta più solo di una fase congiunturale: siamo di fronte a una crisi strutturale del comparto europeo, che mette in difficoltà intere filiere.
I terzisti, soprattutto chi opera negli stampi per plastica e metallo, stanno vivendo cali importanti. In Veneto l’impatto è meno drammatico rispetto ad altre aree del Paese, ma il problema esiste e va affrontato con una politica industriale europea più chiara e coerente. In questo quadro si apre una riflessione importante sul futuro di alcune filiere. Il comparto della difesa, che anche nel Nordest affonda radici profonde e competenze consolidate, potrebbe rappresentare una delle traiettorie di sviluppo da valutare con attenzione. Serve una visione chiara, europea e nazionale, per capire se e come questo settore possa diventare un ambito trainante, in grado di sostenere e dare nuova linfa a tutta la filiera della componentistica, valorizzando know-how, capacità produttiva e specializzazione delle nostre PMI.
È una sfida complessa, che richiede scelte industriali coerenti, politiche di accompagnamento e un forte coordinamento tra imprese, associazioni e istituzioni. Ma è anche un’opportunità che non possiamo permetterci di lasciare inesplorata».
Energia e costi di produzione restano un tema centrale. Che quadro emerge?
«Dopo i picchi del 2022-2023, i prezzi dell’energia sono scesi ma restano più elevati rispetto al periodo pre-crisi. Nel 2025 il prezzo medio del gas per i clienti non domestici si è attestato intorno a 0,0788 €/kWh: una riduzione significativa, ma ancora un costo rilevante per le imprese industriali. Anche l’elettricità in Italia continua a muoversi su livelli superiori alla media europea.
Oggi però la vera differenza non sta solo nei numeri, ma nel modo in cui il sistema produttivo guarda al tema energetico. La transizione non può più essere considerata una risposta legata alle mode del momento o alle oscillazioni del contesto internazionale: è diventata una priorità strategica per garantire competitività, stabilità dei costi e, soprattutto, una crescente autosufficienza energetica del comparto industriale.
È in questa prospettiva che guardiamo con grande attenzione alle opportunità offerte dal nuovo Conto Termico, così come allo sviluppo delle Comunità Energetiche, che possono rappresentare uno strumento concreto per ridurre la dipendenza dai mercati esteri e rafforzare la resilienza delle imprese.
Come Confapi Padova, siamo convinti che la sfida energetica si vinca sul piano operativo: per questo continueremo a lavorare sul territorio per favorire la nascita di soluzioni pratiche e immediatamente utilizzabili, mettendo a disposizione delle aziende strumenti, competenze e percorsi condivisi per accompagnare il nostro sistema industriale verso un modello più autonomo, sostenibile e competitivo».
Che cosa serve per trasformare questi segnali in una ripartenza stabile?
«Serve innanzitutto una visione chiara di politica industriale, capace di andare oltre la somma di tante iniziative isolate. Oggi non mancano gli strumenti: esistono misure agevolative, fondi, strutture operative regionali solide come Veneto Sviluppo e altri soggetti che possono fare davvero la differenza. Quello che serve è superare la frammentazione e costruire una strategia coerente, con priorità ben definite, che accompagni nel tempo gli sforzi delle imprese, soprattutto di quelle più piccole, chiamate a tenere il passo in un mondo che cambia rapidamente.
Ma c’è un punto ancora più decisivo: mai come oggi il Veneto deve saper diventare un’area davvero business friendly, capace di offrire vantaggi competitivi territoriali distintivi. Significa concentrare sempre di più gli sforzi del decisore pubblico su tempi certi, procedure semplici, infrastrutture e servizi all’altezza, accesso rapido agli strumenti finanziari, sostegno alla formazione e all’innovazione. In un contesto in cui la competizione non è solo tra aziende ma anche tra territori, dobbiamo essere in grado di distinguerci rispetto ai principali player, almeno a livello europeo, facendo del “sistema territorio” un acceleratore della competitività delle nostre imprese.
La ripartenza non si consolida con interventi spot, ma con una politica industriale regionale che sappia guardare al medio e lungo periodo, orientando risorse e strumenti verso obiettivi condivisi: ricerca e sviluppo e innovazione, crescita dimensionale, transizione energetica, rafforzamento delle filiere.
Questo è un messaggio che come Confapi Padova rivolgiamo alla nuova classe dirigente della nostra Regione, con spirito costruttivo e senso di responsabilità. In particolare lo affidiamo anche al nuovo assessore alle Attività produttive, Massimo Bitonci, che conosciamo bene e che gode della nostra massima stima. Siamo certi che saprà interpretare questo ruolo con attenzione alle esigenze concrete delle imprese e con la capacità di trasformare le politiche di sostegno in vere leve di sviluppo per il sistema produttivo veneto ed apprezziamo con sincerità l'accelerazione che ha già impresso ai tavoli di concertazione con le categorie economiche».
Sul piano regionale, quindi, si è aperta una nuova fase politica. Che cosa chiedono le imprese al presidente del Veneto Alberto Stefani?
«Desidero innanzitutto rinnovare al presidente Stefani le nostre congratulazioni per l’elezione. È un passaggio importante per il Veneto e le imprese guardano con attenzione all’avvio del nuovo ciclo di governo.
Le priorità a livello locale per noi sono chiare e riguardano tre ambiti decisivi per la competitività del territorio.
La prima è quella delle infrastrutture strategiche: il potenziamento della SR 47 e della SR 308, il miglioramento dell’innesto dell’Alta con la Pedemontana, la messa in sicurezza della SS 10 Padana Inferiore e il completamento del GRAP - Grande Raccordo Anulare di Padova, un’opera che può ridisegnare la mobilità dell’area metropolitana e il sistema logistico delle imprese.
La seconda riguarda una politica industriale che accompagni la crescita. L’ipotesi di estendere la Zona Logistica Semplificata - sostenuta anche dal ministro Urso, ospite della nostra Associazione lo scorso novembre - è una proposta concreta per rafforzare le filiere produttive.
Il terzo ambito attiene alla sfida della crescita dimensionale: favorire aggregazioni, rafforzare le filiere e sostenere l’afflusso di capitali nel sistema produttivo è una sfida culturale oltre che economica.
Per affrontare tutto questo è fondamentale un metodo basato sul confronto costante. Per questo abbiamo proposto al presidente Stefani l’istituzione di un tavolo permanente con le categorie: siamo soddisfatti che l’idea sia stata accolta, tanto che già il 26 gennaio è previsto un primo confronto con le associazioni di categoria, tra cui Confapi. Continueremo a portare il nostro contributo con spirito costruttivo e senso di responsabilità verso il territorio».
A livello nazionale, la Confederazione ha da poco rieletto il presidente Camisa. Che fase si apre per Confapi Padova?
«Si apre una fase importante, in cui il ruolo della rappresentanza industriale torna a essere centrale. Mai come oggi Confapi è chiamata a fare da cerniera tra il sistema produttivo delle piccole e medie industrie e l’agenda del Governo, portando con forza sui tavoli decisionali le esigenze reali delle imprese.
La sfida che attende il presidente Camisa è impegnativa, ma non gli faremo mancare il nostro supporto, le nostre idee e la vicinanza delle imprese che rappresentiamo. La stabilità politica che il Paese sta attraversando apre una finestra di opportunità per progetti ambiziosi, pur nella consapevolezza delle risorse limitate con cui dobbiamo misurarci.
È però fondamentale che questa nuova stagione tenga fermo un principio: il modello veneto di sviluppo, fondato su efficienza, responsabilità e ampia partecipazione delle imprese al benessere dei territori, deve essere un riferimento nazionale, non una semplice riserva da cui attingere. Per questo continuiamo a credere nel valore dell’autonomia differenziata e in una pubblica amministrazione più efficiente, capace di liberare risorse e creare condizioni migliori per chi investe e produce.
Al presidente Camisa e alla nuova squadra di presidenza, che verrà nominata nei prossimi giorni, va fin d’ora il nostro grande in bocca al lupo per il lavoro che li attende».
Concludiamo con Confapi Padova: cosa possiamo aspettarci dal 2026?
«Il 2026 sarà un anno intenso, ma soprattutto un anno chiaro nelle sue traiettorie. Confapi Padova ha oggi le idee ben definite, grazie a una squadra di imprenditori operativa, pragmatica e di grande valore, che vive ogni giorno le sfide del mercato e sa trasformarle in proposte concrete.
Il nostro primo impegno sarà consolidare ulteriormente il rapporto con gli associati: vogliamo essere sempre più vicini alle imprese, capaci di intercettare per tempo bisogni, criticità e opportunità, non solo del sistema produttivo nel suo insieme ma anche della singola azienda. È da qui che passa la vera forza di un’associazione moderna.
Accanto a questo, ci attende un grande lavoro di sviluppo, in continuità con la storia recente di Confapi Padova: crescere sul territorio, ma anche al fianco delle istituzioni, come cerniera credibile tra amministrazioni pubbliche e mondo produttivo. Essere un punto di raccordo che non si limita a rappresentare, ma che sa anche generare strumenti, trasferire opportunità e trasformare le politiche in soluzioni operative per le imprese.
In questo percorso gioca un ruolo centrale anche la nostra identità. Confapi è oggi titolare di 13 contratti collettivi nazionali, moderni ed efficaci, già applicati da centinaia di aziende del territorio. Contratti che stanno vivendo una nuova stagione di rinnovamento - penso, tra gli altri, a quello dei metalmeccanici e a quello delle PMI dell’ICT - e che rappresentano un valore concreto per chi ogni giorno fa impresa. È un patrimonio che vogliamo far conoscere sempre di più, perché parla di un modello di relazioni industriali avanzato, vicino alle esigenze reali delle PMI.
“Fare squadra” è un’espressione che si sente spesso, ma mai come oggi è una necessità vera. Per questo continueremo a promuovere momenti di aggregazione tra imprenditori, tra imprese e territorio, creando occasioni di confronto, contaminazione e crescita comune.
Insomma, ci aspetta un anno pieno, denso, sfidante. Un anno in cui non ci annoieremo di certo. Ma soprattutto un anno in cui Confapi Padova vuole essere, ancora di più, una casa solida per chi fa impresa, un luogo dove trovare rappresentanza, competenza e visione. È questa la nostra ambizione. Ed è con questo spirito che affrontiamo il 2026».
Nella foto il presidente Marco Trevisan
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova