Ripensare la sicurezza del territorio nell’era dei cambiamenti climatici. È stato questo il filo conduttore della giornata di studi “Resilienza territoriale: piano, progetto e tecnologia per città e territori sicuri”, ospitata il 29 maggio all’Auditorium della Camera di Commercio di Padova e promossa dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Padova, dalla Fondazione Ingegneri Padova e dal Dipartimento ICEA dell’Università di Padova e patrocinata da Confapi Padova. Un appuntamento che ha riunito mondo accademico, istituzioni, professionisti e imprese per affrontare una sfida che non è più soltanto ambientale, ma anche economica, infrastrutturale e industriale. L’iniziativa è nata dalla necessità sempre più urgente di affrontare il tema della sicurezza territoriale alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici, che stanno moltiplicando eventi estremi. Fenomeni che evidenziano l’inadeguatezza dei modelli tradizionali di gestione di un territorio già fragile per il consumo di suolo non governato e le 678 mila frane attive che caratterizzano il nostro Paese.
«La resilienza territoriale non può più essere considerata un tema settoriale, ma una priorità strategica per il futuro delle nostre comunità – sottolinea Marco Favaretti, Presidente Ordine Ingegneri di Padova –. Come ingegneri abbiamo il dovere di contribuire alla costruzione di modelli innovativi di pianificazione e gestione del territorio, capaci di coniugare sicurezza, sostenibilità e qualità della vita. Questo convegno è stato voluto per essere un momento di confronto concreto tra competenze diverse, per trasformare conoscenza e tecnologia in strumenti operativi al servizio delle città e dei cittadini».
A rappresentare Confapi Padova è stato il vicepresidente Franco Pasqualetti, che nel suo intervento ha sottolineato come il confronto tra competenze diverse sia oggi indispensabile: «La sicurezza del territorio non è un capitolo tecnico da addetti ai lavori. È un fattore competitivo, un presupposto per la continuità produttiva e per la qualità della vita delle nostre comunità».
Pasqualetti ha ricordato come l’alluvione del 2010 abbia segnato uno spartiacque per il Veneto, spingendo la Regione ad avviare uno dei più estesi programmi italiani di difesa idraulica. Bacini di laminazione, casse di espansione, interventi diffusi su argini e reti idrauliche: opere che negli ultimi anni hanno dimostrato concretamente la loro efficacia, evitando nuove esondazioni in aree storicamente fragili. «Questi interventi – ha osservato – ci dicono una cosa semplice: le opere servono. Non sono un costo improduttivo, ma un investimento sulla competitività del territorio».
Accanto ai risultati raggiunti, Pasqualetti ha richiamato però la necessità di una nuova fase. I cambiamenti climatici stanno modificando la natura del rischio: eventi più intensi e concentrati, urbanizzazione diffusa, reti idrauliche minori spesso insufficienti. «Serve un approccio sistemico, che integri pianificazione, manutenzione, tecnologia e coordinamento istituzionale».
L’alluvione del 2010 ha rappresentato uno spartiacque per il Veneto. Da allora la Regione ha avviato uno dei più importanti programmi italiani di difesa idraulica. Sono stati programmati oltre venti bacini di laminazione e centinaia di interventi minori su argini, alvei e reti idrauliche.
I principali interventi realizzati
Nel Vicentino sono stati realizzati alcuni dei bacini più importanti: Caldogno sul Timonchio, con capacità di circa 3,8 milioni di metri cubi; il bacino sull’Orolo tra Costabissara e Isola Vicentina; il nuovo bacino sul Bacchiglione a monte di viale Diaz a Vicenza, inaugurato nel 2024, con capacità di circa 1,2 milioni di metri cubi; le casse di espansione di Montebello Vicentino sul Guà.
Insieme queste opere possono trattenere milioni di metri cubi d’acqua durante gli eventi estremi. Durante le ondate di maltempo degli ultimi anni questi bacini sono stati attivati concretamente, contribuendo a evitare nuove esondazioni nel Vicentino.
Gli altri interventi strategici sul territorio veneto
- Avanzamento del bacino “Anconetta” sul sistema Agno-Guà-Frassine tra Padovano e Basso Vicentino.
- Interventi lungo il Muson dei Sassi nel Trevigiano.
- Rafforzamenti arginali e adeguamenti idraulici diffusi lungo Bacchiglione, Brenta, Retrone e altri corsi d’acqua.
- Utilizzo strategico dello scolmatore Adige-Garda nelle grandi piene recenti per alleggerire la pressione sull’Adige.
- Sul fronte lagunare, entrata in funzione operativa del MOSE per la protezione di Venezia dall’acqua alta.
Per il sistema produttivo, resilienza significa continuità operativa: garantire che un evento meteorologico estremo non blocchi produzione, logistica, viabilità, approvvigionamenti, collegamenti energetici e digitali. Da qui l’importanza di investire in monitoraggio avanzato, manutenzione preventiva, gestione dei dati e strumenti predittivi capaci di anticipare le criticità.
Pasqualetti ha concluso con un messaggio chiaro: «Il Veneto ha dimostrato che investire nella sicurezza territoriale produce risultati. Ora dobbiamo consolidare questo percorso con una visione di lungo periodo. La resilienza non può essere soltanto risposta all’emergenza: deve diventare un criterio permanente di pianificazione territoriale, industriale e infrastrutturale».
Una prospettiva che Confapi Padova condivide pienamente, consapevole che la competitività delle imprese passa anche dalla capacità del territorio di essere sicuro, moderno e preparato alle sfide del futuro.
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova