Intervista esclusiva di Confapi Padova al neo assessore allo sviluppo economico. Dalla sburocratizzazione alla nuova finanziaria regionale che vedrà la partecipazione delle banche: il piano dell’Assessore per rafforzare competitività, investimenti e attrattività del Veneto.«Basket bond, garanzie rafforzate e un mercato regionale del capitale per far crescere le imprese».
Massimo Bitonci ha lasciato il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per tornare in Veneto e assumere un ruolo diretto nell’amministrazione regionale, diventando Assessore allo Sviluppo economico. Una scelta che, nella lettera di dimissioni inviata alla Presidenza della Camera, l’ex deputato – già sindaco di Padova e Cittadella – definisce di «coerenza istituzionale e responsabilità verso la propria terra», per un impegno che oggi può esprimersi in modo «ancora più diretto ed efficace» a livello regionale. Una diversa assunzione di responsabilità dopo le esperienze da sottosegretario al Mimit e, prima, al Mef, dove ha portato le istanze di un Veneto «laborioso e dinamico». Sviluppo economico, innovazione e sostegno al sistema produttivo sono ora al centro dell’agenda regionale.
Su queste priorità si concentra l’intervista esclusiva rilasciata a Confapi Padova, dedicata alle sfide che attendono le imprese venete nei prossimi anni.
Assessore, innanzitutto un grande in bocca al lupo per questo nuovo incarico. Partiamo proprio dalla stretta attualità, visto che pochi giorni fa si è svolto il primo incontro dedicato alla sburocratizzazione, a cui hanno partecipato anche le principali associazioni di categoria, tra cui Confapi: competitività significa anche semplificazione e fiducia. Le imprese chiedono meno burocrazia e tempi più certi nell’accesso agli strumenti regionali. Quali cambiamenti concreti ritiene prioritari per rendere più snelle le procedure e migliorare il rapporto tra pubblica amministrazione e mondo produttivo?
«È stato un primo incontro con le principali associazioni di categoria e con i sindacati del Veneto. Abbiamo poi aperto un avviso rivolto a tutte le altre realtà che desiderano contribuire, e molte richieste stanno già arrivando: per questo organizzeremo un ulteriore momento di confronto anche con loro.
I temi in gioco sono molto diversi tra loro – dall’agricoltura all’artigianato, dall’industria al commercio – e per questo attiveremo tavoli tematici specifici. Parallelamente, all’interno della Regione avvieremo un confronto tecnico tra i vari assessorati per verificare le procedure interne e l’integrazione con il sistema informatico. Digitalizzazione e uniformità delle procedure ridurranno oneri e costi, stimati intorno ai 10 miliardi l’anno per le imprese venete, garantendo uguaglianza e facilità d’accesso per tutti. L’obiettivo è ambizioso, e intendiamo monitorare i risultati con cadenza regolare.
Alcuni interventi richiederanno modifiche legislative, altri no: non tutto infatti rientra nelle competenze regionali. Lavoreremo quindi sulle materie di nostra competenza, sollecitando quando necessario anche gli enti locali – comuni e province – affinché si muovano in modo coordinato. Un esempio riguarda lo Sportello Unico per le Attività Produttive: la maggior parte dei comuni lo utilizza, ma non tutti. Puntiamo a uniformare gli strumenti informatici e a costruire un unico portale regionale.
Lo stesso approccio verrà adottato per il sistema degli incentivi: vogliamo un portale unico, possibilmente collegato anche a quello nazionale, che renda più semplice individuare le misure disponibili e presentare direttamente le domande. È un modello che riprende esperienze già sperimentate con successo in passato proprio al MiMit.
Un altro elemento fondamentale sarà la digitalizzazione completa dei processi. Questo permetterà di superare una delle criticità più sentite da imprese e cittadini: la necessità di inserire e reinserire i propri dati in continuazione. Snellire queste procedure significa risparmiare tempo, ridurre gli errori e rendere la pubblica amministrazione più efficiente».
La nuova organizzazione regionale separa formazione e lavoro, ma affianca a quest’ultimo anche competenze su Ambiente, Energia e infrastrutture. Le imprese, però, chiedono integrazione e visione trasversale. Come intende lavorare sulle sinergie tra assessorati e valuta l’ipotesi di una cabina di regia dedicata alla competitività del sistema economico regionale?
«La visione trasversale è fondamentale. Il programma elettorale del Presidente Stefani è molto dettagliato e la parte relativa alle mie competenze è stata riportata nel Documento di Economia e Finanza regionale. Tutti gli assessori hanno aggiornato le proprie linee di mandato in coerenza con quanto promesso in campagna elettorale.
L’idea è creare sinergie tra assessorati, lavorando con coerenza sui temi economici, ambientali e infrastrutturali, e garantendo un approccio integrato alle politiche di sviluppo».
Capitolo infrastrutture, logistica e accessibilità, che restano fattori decisivi per la competitività dei territori. Lo stesso presidente Stefani nel suo programma e in un incontro pubblico organizzato da Confapi Padova ha citato i nodi: dalla Valdastico Nord alla holding autostradale unica per il Nord est con una società che prenda in concessione anche la tratta di competenza della Brescia-Padova, dalla Tav alla terza corsia dell’A4 orientale. Quali sono, a suo avviso, le priorità infrastrutturali su cui concentrare l’azione regionale nei prossimi anni per sostenere lo sviluppo industriale e rafforzare il ruolo del Veneto nelle grandi direttrici europee degli scambi?
«Le priorità infrastrutturali sono ormai note. Ma per una questione di correttezza devo fare una precisazione: la logistica è un tema delicato e non rientra direttamente nel mio assessorato. Quello che posso confermare è che collaboreremo con i colleghi competenti per garantire che le politiche infrastrutturali siano coerenti con gli obiettivi di sviluppo economico e industriale della Regione».
In questo quadro si inserisce anche il tema delle Zone Logistiche Semplificate. Negli scorsi mesi Confapi ha avanzato la proposta di un’estensione della ZLS all’area di Padova Sud, un’ipotesi che ha trovato un riscontro positivo anche da parte del ministro Urso, che l’ha rilanciata in occasione della sua visita nella sede dell’Associazione lo scorso novembre. Qual è la sua posizione rispetto a questa proposta e quale ruolo possono avere le ZLS nel rafforzamento delle filiere produttive e logistiche del territorio?
«La ZLS è uno strumento di incentivo che rientra tra le mie competenze e di cui mi ero già occupato nel corso della mia esperienza al Mimit. L’anno scorso aveva un credito d’imposta di 80 milioni, mentre per quest’anno e i prossimi tre anni la legge di bilancio ha previsto un contributo di 100 milioni all’anno per tre anni, quindi relativo al 2026, al 2027 e al 2028, di cui una quota regionale. Le domande stanno già arrivando e i risultati sono positivi.
Per quanto riguarda l’estensione a Padova Sud, la normativa prevede una sola ZLS per regione e una superficie già quasi completamente utilizzata. L’estensione richiederebbe quindi una modifica legislativa: non è semplice come a volte si pensa, ma il tema è al vaglio».
Apriamo il capitolo relativo agli strumenti regionali. Negli ultimi mesi si è discusso molto del ruolo degli strumenti operativi regionali – Veneto Sviluppo, Veneto Innovazione, AVEPA – chiamati a sostenere imprese e investimenti. Quale identità e quale funzione immagina per queste strutture nel nuovo corso regionale e come possono diventare ancora più efficaci e tempestive nel rispondere ai bisogni del sistema produttivo?
«Ho partecipato agli ultimi consigli di amministrazione di Veneto Sviluppo perché stiamo avviando un percorso molto preciso, condiviso con il Presidente Stefani: riportare Veneto Sviluppo a essere la vera finanziaria regionale. È una società interamente partecipata dalla Regione, ma oggi serve un salto di qualità, anche valutando il ruolo di Veneto Innovazione, per ricostruire una finanziaria ai sensi dell’articolo 106 del Testo unico bancario, come accadeva in passato e con il coinvolgimento del sistema bancario.
Ho chiesto di introdurre nuovi strumenti finanziari. Oggi abbiamo i mini‑bond, ma non i basket bond: a breve presenteremo una proposta in questo senso. Inoltre attiveremo ulteriori strumenti di finanza agevolata dedicati alle microimprese e alle PMI venete, perché ritengo che l’offerta vada aggiornata e ampliata, accanto al tema delle garanzie. Su questo è fondamentale la sezione speciale del Fondo di garanzia, che gestiamo con la collaborazione del mondo dei confidi.
A breve convocherò anche un tavolo con tutte le banche venete, per arrivare a una partecipazione completa al sistema delle garanzie regionali: oggi alcune aderiscono e altre no, e questo crea disparità. L’obiettivo è che tutte partecipino alla sezione speciale veneta del Fondo di garanzia per le PMI.
In questi mesi sono emerse osservazioni e proposte su come migliorare gli strumenti regionali. È giusto chiarire che non si tratta di “azzerare tutto”: gli strumenti funzionano, ma vanno aggiornati e potenziati. Se non ci fossero, chi si occuperebbe dell’attrazione degli investimenti, del sostegno finanziario, delle attività di accompagnamento alle imprese?
Sto introducendo nuovi strumenti un passo alla volta: sono in carica da pochi giorni, ma la direzione è chiara. Vogliamo rendere queste strutture più moderne, più integrate e più capaci di rispondere in modo tempestivo alle esigenze del sistema produttivo veneto».
Vorremmo chiudere toccando il tema del capitale. Ricerca e sviluppo, innovazione e transizioni energetica e digitale richiedono capitali pazienti e imprese con dimensioni adeguate. In Italia, però, molte PMI faticano a crescere e spesso trovano più semplice vendere che rafforzarsi attraverso aggregazioni. Qual è la strategia della Regione Veneto per favorire l’afflusso di capitali, sostenere la crescita dimensionale e costruire, insieme al sistema finanziario, un vero mercato regionale del capitale a supporto delle imprese?
«Abbiamo una norma approvata lo scorso anno che, però, è rimasta quasi del tutto inattuata. Partiremo da quella base, ampliandone le competenze, per costruire una mappatura completa dei siti produttivi veneti, classificati per tipologia e accessibilità. Questo ci permetterà di rappresentare in modo chiaro l’offerta insediativa del Veneto e di mostrare agli investitori cosa possono trovare sul territorio, accompagnandoli – come avviene in altre regioni – nei loro percorsi di investimento.
Parallelamente stiamo lavorando su diverse linee strategiche. Il settore aerospaziale, grazie anche all’attività della relativa Rete Innovativa Regionale, sta crescendo in modo significativo. Ci sono poi progetti sul fronte dei microchip, dell’intelligenza artificiale, delle nuove startup tecnologiche: un insieme di iniziative che è difficile riassumere in poche righe, ma che ruotano attorno ai temi dell’innovazione e della ricerca e sviluppo.
Un elemento decisivo è la collaborazione con il mondo universitario. Su impulso del Presidente è stato istituito un tavolo permanente con gli atenei veneti, che si riunirà periodicamente e al quale parteciperemo io, l’assessore alla formazione Mantovani e il presidente Stefani. Sarà uno spazio di confronto stabile tra università e sistema imprenditoriale, fondamentale per far crescere competenze, progetti e opportunità.
Tutto questo contribuisce a rafforzare l’attrattività del territorio, che è il presupposto più generale per favorire l’arrivo di capitali, sostenere la crescita dimensionale delle imprese e posizionare il Veneto in modo competitivo anche sui mercati internazionali».
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova