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UNIONMECCANICA: IL CONTRATTO CHE RIDISEGNA LE PMI, VALERIO: «LA VERA PARTITA È SU REGOLE, SERVIZI E QUALITÀ DEL LAVORO»

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Nel pieno di una fase di forte incertezza per il comparto metalmeccanico, tra tensioni sui costi energetici e materie prime sempre più volatili, il rinnovo del contratto nazionale diventa un passaggio cruciale non solo sul piano economico, ma soprattutto su quello strategico. È in questo contesto che Carlo Valerio, già presidente di Confapi Padova per un decennio e oggi nuovo commissario di Unionmeccanica Confapi Padova, si trova a guidare una partita complessa che riguarda oltre 40 mila PMI a livello nazionale e circa 400 aziende nel territorio padovano.

Presidente Valerio, che eredità raccoglie?
«Consentitemi una premessa doverosa: voglio sottolineare il lavoro svolto da Andrea Tiburli, che ha guidato la categoria in questi anni. Oggi è impegnato a livello nazionale e credo sia corretto che possa dedicare lì le sue energie: è un ruolo che avrà ricadute positive su tutta la categoria e sulla Confederazione».

Tra le sfide che la categoria sta affrontando a livello nazionale, la più importante è sicuramente quella legata al nuovo contratto collettivo, su cui Unionmeccanica è impegnata assieme alle sigle sindacali.
«È così e, se permettete, occorre partire da un presupposto che definirei didattico: il contratto non è solo uno strumento per regolare aspetti economici e diritti. Nel nostro caso ha un significato più ampio: rappresenta l’ingresso delle aziende in un vero e proprio ecosistema specifico, quello di Confapi. Parliamo di una rete che accompagna le piccole e medie imprese con strumenti concreti e un approccio su misura. Non è qualcosa di separato: contratto, associazione e servizi fanno parte di un’unica logica. E gli accordi tra organizzazioni datoriali e sindacati - Fim, Fiom e Uilm - servono a definire non solo salari, ma anche il modo in cui si costruisce il rapporto tra impresa e lavoratori».

A che punto è il rinnovo?
«A livello nazionale si è molto vicini alla definizione della parte economica. È inevitabile che sia allineata agli altri contratti del settore metalmeccanico, perché le imprese operano nello stesso contesto. Pur in presenza di un accordo che ha già previsto un’anticipazione (22,10 euro a settembre 2025 e 50 euro a giugno 2026), è evidente, però, che quella economica non è la parte più rilevante. La vera partita è sulla qualità del lavoro e sulla capacità del contratto di rispondere alle esigenze delle Pmi».

Perché?
«Perché il vero valore sta nella parte normativa. È lì che si definiscono le specificità del contratto: l’ambito di applicazione, la gestione della somministrazione, i permessi, il tempo determinato. Sono questi elementi che fanno la differenza per una PMI. Uno dei pilastri del contratto è la bilateralità, che è anche l’aspetto più innovativo e moderno introdotto a suo tempo dal Ccnl Unionmeccanica. La bilateralità supera la logica conflittuale tra imprese e lavoratori e costruisce strumenti comuni. Attraverso contributi condivisi si alimentano fondi che erogano servizi, sia alle aziende sia ai dipendenti».

In concreto, come funziona?
«Ogni azienda versa una quota per ciascun lavoratore. Queste risorse alimentano l’Ente bilaterale metalmeccanico, che definisce le prestazioni: welfare, servizi e, con EBM Salute, anche assistenza sanitaria integrativa. Purtroppo non tutte le aziende applicano correttamente questo sistema, anche per scarsa informazione. In alcuni casi le aziende non versano quanto previsto e diventano quindi potenzialmente inadempienti. Questo può generare problemi importanti, anche retroattivi. Ed è un tema centrale per il futuro. Una delle nostre priorità sarà proprio informare meglio imprese e lavoratori. La bilateralità è un’opportunità: costa meno all’azienda rispetto ad alternative e offre servizi concreti ai dipendenti. Ma va conosciuta».

Come intendete intervenire?
«Con un lavoro capillare. Contatteremo le aziende che applicano il nostro contratto, una per una se necessario. Vogliamo spiegare bene cosa significa applicarlo: opportunità, strumenti e anche responsabilità. Nel territorio padovano sono circa 400, per un totale di 10 mila lavoratori. Numeri che rendono possibile un lavoro diretto, quasi sartoriale, coerente con la nostra idea di rappresentanza».

Torniamo al rinnovo: oltre agli aspetti normativi, su cos’altro state lavorando?
«Nel confronto nazionale si sta ragionando anche sulla nomenclatura delle figure professionali, tema che è da sempre molto caro, giustamente, anche ad Andrea Tiburli. Oggi abbiamo definizioni ferme da anni, ma il lavoro è cambiato. Non è una questione solamente “estetica”, al contrario occorre aggiornare ruoli e funzioni per riflettere la realtà attuale e rendere più attrattivo il settore, adeguandolo alle nuove professionalità emerse negli ultimi decenni soprattutto per effetto dell’innovazione digitale e robotica».

Quando si arriverà alla firma?
«È difficile dirlo con precisione, ma il confronto nazionale sta andando avanti con nuovi incontri a livello nazionale già in calendario il 24 marzo e il 2 aprile. L’obiettivo è arrivare a una chiusura nel corso dell’anno, indicativamente a ottobre».

Va da sé che il tema contratto si lega alla situazione economica generale, alla luce dellimpatto del conflitto in Iran e Medio Oriente. Il PUN Index del Gestore dei Mercati Energetici, riferimento per il prezzo dell’energia elettrica in Italia, è passato da 114,41 euro/MWh di media a febbraio a 141,89 euro/MWh di marzo, con un aumento del 24%. Nello stesso periodo il PSV, riferimento del mercato del gas, è salito da 0,377 euro/Smc a circa 0,5 euro/Smc, con un balzo di quasi il 33%. E gli aumenti dei carburanti sono sotto agli occhi di tutti.
«Viviamo una fase di grande incertezza. I prezzi delle materie prime cambiano rapidamente, spesso anche durante il loro percorso verso le rispettive destinazioni, con un aggravio di costi per le nostre imprese, che si somma a un aumento dei costi energetici e dei costi dei trasporti, perché ricordo che l’80% dei beni essenziali in Italia viaggia su gomma. Questo crea tensioni lungo tutta la filiera e si riflette sui costi delle imprese in modo imprevedibile. L’Europa ha già subito un durissimo colpo alla propria catena di approvvigionamento energetico con l’invasione russa dell’Ucraina ed è stata costretta a una complessa e costosa diversificazione delle fonti. Oggi ci troviamo nuovamente di fronte a uno scenario di estrema vulnerabilità».

Che messaggio possiamo trasmettere agli imprenditori?
«Servono calma, lucidità e capacità di informarsi. La paura non aiuta: genera altre paure e porta a decisioni sbagliate. In questa fase le scelte strategiche sono limitate, bisogna piuttosto adattarsi con piccoli aggiustamenti. La proposta portata da Confapi al Governo, attraverso il presidente nazionale Camisa, è stata quella di istituire un tavolo di crisi. Pensiamo che l’aumento delle materie prime, sommato all’aumento dell'energia e a una crisi del mercato strutturale impongano delle decisioni immediate che in parte il Governo sta portando avanti. Una proposta che approviamo pienamente, perché una cabina di regia è necessaria, soprattutto per evitare speculazioni. Allo stesso tempo, non possiamo pensare che lo Stato risolva tutto o distribuisca aiuti a pioggia, indiscriminati. Non può essere quella la risposta».

È una situazione paragonabile a quella dello scoppio della guerra in Ucraina?
«Non completamente. Ma come allora, resto convinto che il sistema troverà un nuovo equilibrio e che lo farà in tempi più brevi rispetto a quanto accaduto all’epoca. Non è sostenibile che l’economia globale resti a lungo in queste condizioni».

Quindi non perde la fiducia.
«Dico che bisogna arrivarci in piedi. Le turbolenze ci saranno ancora per qualche tempo, ma il sistema tende sempre a riequilibrarsi. L’importante è affrontare questa fase con consapevolezza e senza farsi prendere dal panico».

 

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

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