Le amministrative 2026 ridisegnano la mappa politica del Veneto, ma confermano una tendenza ormai consolidata: nelle città più popolose la competizione torna a essere pienamente politica, con coalizioni riconoscibili e un ruolo più marcato dei partiti rispetto al civismo diffuso degli ultimi anni. E il punto di partenza non può che essere Venezia, dove Simone Venturini conquista la guida della città con il 52%, superando il centrosinistra di Andrea Martella. Una vittoria che segna un cambio di stagione e che, dopo l’elezione di Alberto Stefani in Regione, rafforza l’immagine di un Veneto sempre più guidato da una generazione under 40.
Il centrodestra, nel complesso, si afferma in quattro dei sette Comuni sopra i 15 mila abitanti, mentre negli altri tre si andrà al ballottaggio. Un risultato ottenuto nonostante in alcune realtà la coalizione abbia corso divisa per ragioni locali, senza però perdere la capacità di attrarre consenso.
Nel Padovano, ad Albignasego, la conferma arriva netta: Valentina Luise si impone con il 71% su Alberto Bettella, consolidando un modello amministrativo che negli ultimi anni ha trovato continuità e riconoscimento. A Monselice, invece, la sfida resta aperta: saranno Stefano Peraro per il centrodestra e Ennio Franco per il centrosinistra a contendersi la città nel secondo turno.
Nel Trevigiano l’attenzione era puntata su Castelfranco Veneto, dove si profila un ballottaggio tra Luca Pozzobon (centrodestra) e Maria Ghimenton (centrosinistra). Nel Vicentino, due conferme pesanti: ad Arzignano vince Riccardo Masiero con il 68,5%, mentre a Lonigo il sindaco uscente Pier Luigi Giacomello si impone con il 61,5%. Nel Veronese, a San Bonifacio, sarà secondo turno tra il civico Gianpaolo Provoli e il candidato del centrodestra Leonardo Frigo.
Accanto ai risultati, emerge un dato che attraversa l’intera regione: l’affluenza continua a calare. Nei 50 Comuni al voto, su 520 mila aventi diritto, si è recato alle urne il 54,4%, contro il 62,7% della precedente tornata. Un segnale che non risparmia nemmeno i centri maggiori: a Venezia ha votato il 55,8% (contro il 62%), ad Albignasego il 55,6% (60% in passato), a Castelfranco il 49,3% (60,8%). Le eccezioni sono rare e quasi simboliche, come quella di Zoppè di Cadore, 175 abitanti, dove l’affluenza cresce leggermente.
Il tema dell’astensione pesa anche sui Comuni con un solo candidato, dove il quorum del 50% più uno resta decisivo. In Veneto sono cinque: tra questi Masi (Padova), che elegge Lara Burato, Recoaro Terme con Armando Cunegato, Colle Santa Lucia con Paolo Frena, Valle di Cadore con Franco Del Favero, e Palù nel Veronese, dove viene eletta Stefania Caloini.
Non mancano infine le storie che raccontano un Veneto in trasformazione. A Malo, nel Vicentino, viene riconfermato Moreno Marsetti, leghista e di fede musulmana: un caso quasi unico in Italia, che assume un valore particolare dopo le polemiche nazionali sulla presenza di candidati di religione islamica.
Le amministrative 2026, ultimo passaggio prima delle Politiche del 2027, consegnano dunque un Veneto che cambia nei volti ma non negli equilibri generali. E che, al di là dei risultati, dovrà interrogarsi sul crescente distacco tra cittadini e urne.
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova