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VILLA MOLIN, LA CORNICE RINASCIMENTALE CHE ACCOGLIE L’ASSEMBLEA PUBBLICA DI CONFAPI

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A fare da sfondo all’Assemblea Pubblica 2026 sarà una delle architetture più raffinate del territorio padovano: Villa Molin, capolavoro progettato nel 1597 da Vincenzo Scamozzi per l’ambasciatore della Serenissima Nicolò Molin. Una dimora che, da oltre quattro secoli, racconta la storia politica, artistica e culturale della città e delle sue famiglie più illustri, e che oggi torna a essere luogo di incontro, dialogo e visione per la comunità imprenditoriale.

Scamozzi, ultimo grande architetto del Rinascimento e autore delle Procuratie Nuove in piazza San Marco, concepì la villa come un equilibrio perfetto tra rigore geometrico e armonia con il paesaggio. La facciata ionica che si specchia nel canale Battaglia, i volumi nitidi, la planimetria basata sul quadrato e l’elegante pronao che accoglie i visitatori restituiscono ancora oggi l’idea di una residenza pensata per unire “il comodo e il piacere della villa”, come lo stesso architetto scrisse nel suo trattato.

All’interno, Villa Molin è un vero scrigno d’arte. Lo scalone monumentale introduce al salone centrale a tripla altezza, interamente affrescato con architetture prospettiche, logge, figure allegoriche e scene tratte dal mito di Enea. Le sale laterali, ornate dagli stucchi settecenteschi dei Capodilista, custodiscono un’atmosfera intatta, dove luci e colori sembrano sospesi nel tempo. Qui, nel corso dei secoli, si sono avvicendate alcune delle famiglie più importanti di Padova: dai Molin ai Capodilista, dai Conti ai Dondi Orologio. E qui, nel 1918, si svolsero alcuni degli incontri che precedettero l’armistizio firmato a Villa Giusti.

Oggi la villa, restaurata con cura nel Novecento dall’imprenditore Igino Kofler, è nuovamente aperta alla città, visitabile con tour guidati e disponibile per eventi e cerimonie. Il suo parco, tra giardino all’italiana, laghetti e alberi secolari, completa un insieme di rara suggestione, che ne completa l’incanto. Il giardino all’italiana, disposto con rigore geometrico e animato da statue settecentesche, introduce a una dimensione di equilibrio e misura, mentre sul retro la prospettiva si apre in un giardino romantico fatto di alberi secolari, laghetti, ruscelli e piccoli ponti. È un paesaggio costruito per sorprendere, dove la natura dialoga con l’architettura e accompagna il visitatore in un percorso di quiete e bellezza. Un contesto che, ancora oggi, restituisce intatta la vocazione originaria della villa: essere luogo di rappresentanza, di accoglienza e di relazione, immerso in un ambiente capace di ispirare visione e pensiero.

Accogliere l’Assemblea Pubblica 2026 in un luogo così carico di storia significa inserirsi in una tradizione di relazioni, scambi e visioni che attraversa i secoli. Un contesto ideale per riflettere sul futuro della manifattura del Nord Est e sulle sfide globali che attendono le nostre imprese.

 

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

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