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VILNAI: «C’È PIÙ ATTENZIONE AI DISABILI CHE FANNO SPORT, MA LA STRADA DA FARE È ANCORA LUNGA»

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Intervista al fondatore di OffCarr, presidente regionale del Comitato Italiano Paralimpico: «1.100 tesserati in Veneto, ma solo l’1% dei disabili fa attività»

 
La XV edizione delle Paralimpiadi che si è aperta a Rio de Janeiro il 7 settembre (e che si chiuderà il 18) è la più universale di sempre, con 4.350 atleti provenienti da 175 Paesi. In palio le medaglie per 528 prove in 23 sport. Ma qual è lo stato di salute del movimento e qual è l’indotto che lo circonda? Ne abbiamo parlato con Ruggero Vilnai, già fondatore di OffCarr Srl e attuale presidente regionale del Veneto del Comitato Italiano Paralimpico.

«Il movimento è in crescita sia nei numeri sia dal punto di vista culturale e tuttavia la strada da fare è ancora tanta, sotto molti punti di vista. Negli ultimi dieci, quindici anni sono accadute cose impensabili prima, a partire dalla collaborazione con le scuole. Ora c’è molto interesse, da parte dei disabili, ad avvicinarsi allo sport. Prima c’era molta titubanza, si partiva ogni volta da zero a spiegare cosa fosse il Cip. Però, detto questo, siamo ancora indietro: oggi in Veneto contiamo 1.100 iscritti che si dedicano all’agonismo, a cui si aggiungono coloro che praticano attività ludico-motoria. Ma se guardiamo le statistiche, soltanto l’1% dei disabili italiani si dedica allo sport. Troppo pochi, se pensiamo a quanto fare sport sia bello, utile sia dal punto di vista fisico sia da quello delle relazioni umane e divertente. Lo è anche per i normodotati, ma tanto di più per i portatori di disabilità: lo sport apre gli orizzonti, permette di muoversi e vedere posti diversi».

Lei nell’82 ha fondato OffCarr Srl, a Villa del Conte (oggi ceduta a Danilo Volpato), producendo nei primi 3 anni solo carrozzine per lo sport e successivamente ampliando la produzione anche a quelle da passeggio con un designer innovativo. Quanto incidono oggi le carrozzine sportive sul totale?

«Sono circa 80-90 quelle prodotte ogni anno per basket, tennis, sci, rugby, handbike e scherma, sul totale delle circa 6.000 che vengono vendute ogni anno. Nulla, in termini numerici e di tornaconto economico, ma è un settore che abbiamo continuato a coltivare per l’enorme tornaconto che dà dal punto di vista dell’immagine e della promozione. Di fatto è la punta dell’iceberg dell’attività. In più, quanto viene ricavato in questo ambito è solo una parte di quanto viene investito in sponsorizzazioni. A Rio, ad esempio, OffCarr darà la carrozzina ad Alvide De Vidi, uno dei più grandi atleti paralimpici di sempre».

Quanto costa al cliente una carrozzina sportiva?
«Dipende da sport a sport e da individuo a individuo, perché sono altamente personalizzate. Diciamo che vanno dai 4 ai 6 mila euro. OffCarr è ancora oggi l’unica azienda attiva in Italia in questo settore. Tenete presente che sino agli anni Ottanta si faceva sport con le carrozzine normali. Io, appassionato di meccanica, mi sono reso conto che non era possibile, servivano degli accorgimenti specifici. Nel 1982, per passione, mi sono messo a fare carrozzine sportive».

Come si sostiene il movimento paralimpico?
«Perlopiù con il volontariato, di persone disponibili e attive. Anche a questo riguardo, però, servirebbe un salto di qualità, ma è evidente che soltanto con più risorse potremmo usufruire di tecnici più qualificati. Inutile che ce la raccontiamo: per fare sport ad alto livello ci vogliono sostegni economici».

E le sponsorizzazioni?
«Rispetto al passato, l’attenzione è aumentata. Per dirne una, Ascotrade da tre anni sostiene con 20 mila euro all’anno l’attività paralimpica in Veneto, prima destinando fondi alle società, ora rivolgendoli agli atleti, per la loro preparazione. Non siamo ai livelli dei normodotati, ma qualche contributo gira. È un grande passo avanti, visto che fino a dieci anni fa non ci considerava nessuno. Le varie società, come l’Aspea Padova (di cui Vilnai è stato fondatore e presidente fino al 1993, ndr), poi, si appoggiano a piccoli sponsor locali: piccoli, appunto, ma indispensabili».

Parla di una maggiore attenzione anche a livello culturale: da quando ha cominciato ad avvertirla?
«Senza dubbio hanno fatto da spartiacque i Giochi di Londra 2012, i primi che la Rai ha seguito con ampio risalto. Lì è cambiato il modo di concepire il movimento paralimpico, lo stacco maggiore di mentalità che abbia mai visto. Questo perché le Paralimpiadi hanno avuto una grande copertura e perché ci sono stati personaggi di grande fascino come Alex Zanardi, Annalisa Minetti, Giusy Versace».

Nella foto Ruggero Vilnai (terzo da sinistra) in prima persona nei panni dell'atleta (lì con la squadra di scherma del Petrarca, ma oggi è anche campione italiano in carica di calcio balilla)
 
Diego Zilio
Ufficio Stampa
stampa@confapi.padova.it

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