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CRISI RUSSIA-UCRAINA, A RISCHIO 240 MILIONI DI EXPORT PER LE IMPRESE PADOVANE

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L’escalation di tensione sul confine ucraino - e di riflesso tra Cremlino e Casa Bianca - preoccupa anche gli imprenditori, perché le esportazioni venete verso l’area valgono più di 1,2 miliardi. Senza considerare gli approvvigionamenti di gas e un’ulteriore, drammatica spinta inflattiva. Confapi ha raccolto l’autorevole parere del professor Varsori.

 

Il timore di un’imminente invasione russa dell’Ucraina è vivo. Il presidente Usa Joe Biden incalza gli alleati europei a prepararsi al peggio, mentre il mondo assiste allo spostamento di contingenti e mezzi militari nell’area, da una parte e dall’altra. Ma quanto pesanti sarebbero le ripercussioni di un eventuale conflitto per noi? Enormi. Gli Usa cercano di colpire la Federazione nel portafoglio e minacciano di bloccare il gasdotto Nord Stream 2, realizzato per garantire forniture all’Ovest del continente attraverso la Germania, senza entrare nel territorio ucraino. Inoltre, come arma diplomatica, vogliono usare anche il blocco finanziario - come con l’Iran - nei confronti delle istituzioni economico-finanziarie russe, impendendo la conversione dei rubli in dollari. In mezzo gli interessi economici dell’Europa, che ha nella Russia un partner affidabile, da cui riceve il 41% del gas naturale che utilizza, e che rappresenta un mercato di sbocco di tutto rispetto. Anche per le aziende del territorio.

Fabbrica Padova ha preso in esame i dati forniti dall’agenzia per l’internalizzazione Venicepromex su base Istat, da cui emerge che il totale delle esportazioni verso la Russia nel 2020 è salito a quasi 206 milioni, con una crescita del 7,8% rispetto al 2019, pur in un anno fortemente condizionato dalla pandemia. Considerando anche le esportazioni nei paesi confinanti alla Russia ma non inseriti nell’Ue, ovvero Bielorussia (13 milioni), Georgia (6,5), Azerbaijan (5) e Kazakistan (7,5), si assommano altri 32 milioni, arrivando a un totale di 238. E la tendenza, come confermano i dati relativi ai primi tre trimestri del 2021, è, appunto, in crescita, perché il totale delle esportazioni verso la Russia nei primi 9 mesi dell’anno ha già superato i 160 milioni, contro i 141 di un anno fa, con un incremento del 13,4%. Allargando la prospettiva alle aziende del Veneto, il totale delle esportazioni verso la sola Russia sale poi a un miliardo e 215 milioni. Senza considerare, poi, le possibili conseguenze sul mercato ucraino che ha dato sbocco a 62,5 milioni di euro di esportazioni nel 2020 per le aziende padovane (che salgono a 304,4 considerando quelle dell’intero Veneto).

«È chiaro che l’Italia da sola ha poco margine di intervento», rimarca il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «Ma è altrettanto chiaro che il Governo, agendo con l’Unione Europea, è chiamato a fare il possibile a livello diplomatico per scongiurare uno scontro. A preoccuparci sono le esportazioni delle nostre imprese, certo. Ma non solo. Basti ricordare che l’approvvigionamento energetico dell’Italia è costituito per il 40% da gas naturale e che il suo costo a maggio 2021 era di 25,4 euro per megawattora, salito a 113,3 euro appena sette mesi dopo. Il rischio è quello di innescare un’ulteriore, drammatica spinta inflattiva».

Per quanto riguarda più nello specifico le esportazioni padovane in Russia, ai primi posti ci sono soprattutto le imprese del settore manifatturiero, quello che pagherebbe le conseguenze peggiori da un inasprimento della crisi. Ai primi posti fra i prodotti più venduti nell’area ci sono infatti macchinari: macchine di impiego generale, per impieghi speciali, per agricoltura e silvicoltura, per un totale di circa 118 milioni di euro. A cui si aggiungono però anche 9,5 milioni di apparecchiature elettriche e 7,4 di pitture, vernici e smalti. Considerevole anche la voce relativa a strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione, e orologi, che raccoglie altri 6,4 milioni di vendite, mentre più di 4,5 derivano da strumenti e forniture mediche e dentistiche.

Per fare chiarezza sul perché la crisi fra Russia e Ucraina sia giunta a questo punto e capire quanto è alto il rischio che si arrivi sul serio alle sanzioni, Confapi Padova ha fatto ricorso all’illustre parere del professor Antonio Varsori, tra i maggiori storici dell’integrazione europea e della politica estera italiana, titolare dalla cattedra “Jean Monnet” di Storia dell’integrazione europea all’Università degli Studi di Padova, la cui intervista integrale è in allegato: «Putin non può accettare che l’Ucraina, un paese immenso e ricco, entri nell’alleanza atlantica. La sua reazione è stata una dimostrazione di forza, con lo schieramento delle truppe al confine. Non credo voglia sul serio invaderla, ma vuole far vedere che può farlo. Lui è un politico abile, sa fino a che punto può spingersi e sa anche che, dall’altra parte, c’è un presidente americano debole come Biden. Biden, a sua volta, dopo la disastrosa ritirata afghana, deve a sua volta dimostrare che è forte e può rispondere, facendo vedere che può mobilitare velocemente le truppe. L’atteggiamento europeo è diverso da quello americano, perché l’Europa ha importanti rapporti economici con la Russia. Di fatto, l’Europa prova a mediare mentre assiste a una reciproca dimostrazione di forza. Se la domanda è: come andrà a finire? Rispondo che ci vorrà del tempo e che ci attendono mesi di tensione, ma credo che la crisi si raffredderà. Scollegare il settore bancario russo dal sistema di pagamenti internazionali Swift e bloccare il progetto Nord Stream 2 per gli Stati Uniti sarebbe infatti un grosso errore anche sul piano strategico, perché l’unico attore che potrebbe trarne reale vantaggio sarebbe la Cina».

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

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